M&G/A2: 'I numeri hanno vita...'


Non so se qualcuno di voi conosce la storia di Shakuntala Devi, la donna indiana che fu definita "computer umano" per le sue straordinarie capacità di calcolo mnemonico; a voler fare una battuta "scontata" verrebbe da dire che come dava i numeri lei, non li dà nessuno, eppure un giorno disse una frase tutt'altro che fredda e scontata: "i numeri hanno vita, non sono solo simboli sulla carta." 

E nulla è più vero se pensiamo allo sport, con quelle cifre "magiche" che stampate sulla schiena (o sul cupolino di una moto o sul musetto di una monoposto...) di normalissimi ragazzi possono trasformarli, a volte, in campioni; non è il successo, in realtà, che conta davvero, quanto il potere identificativo che il numero ha in chi lo indossa. 
Ecco allora che i nostri ragazzi non fanno certo eccezione, e dunque anche per noi è giunto il momento di dare i numeri... non avremo certo le capacità "calcolatorie" di Shakuntala, ma dare i numeri è una cosa che ci riesce comunque molto bene, ahimè! 
E' una domanda apparentemente stupida quella che abbiamo posto agli atleti che comporranno la rosa della Serie A2 Videx 2018-19, al grido di un semplicissimo "perché hai scelto quel numero?!"
Le risposte, però, ti aprono un mondo, di aneddoti, di curiosità, di storie; a partire da quelle apparentemente più banali, ovvero la scelta "di continuità" rispetto alle stagioni precedenti, come nel caso di Massimo Gaspari e Giulio Romagnoli, ostinatamente affezionati rispettivamente al 11 ed al 9. Ma non sono i soli, ovviamente; è infatti così anche per Riccardo Vecchi, che ci dice: "Mi sono affezionato al numero 4 dal primo giorno che lo porto, ed in origine non c'è stata una motivazione vera e propria, è stata più una casualità perché nessuno lo sceglieva. A me piaceva, corrisponde al mese di aprile, mese del mio compleanno. Lo presi e non me lo sono più tolto di dosso, ora guai a chi me lo tocca!" 
A farne le spese, infatti, è stato il giovanissimo Leo Di Bonaventura"Dato che il 4 è intoccabile, ho optato per il doppio..." 
Non poteva che finire sulle spalle di Raydel Poey il numero 1: "In nazionale, prima di scappare da Cuba, avevo quel numero... così ho cercato di mantenerlo ogni volta che ho potuto, porta con sé ricordi e passione!" 
Gli fa eco Manuele Marchiani, che sorridendo ci racconta la sua scelta ricaduta sul 15: "E' stato sempre il mio numero, tranne alla Lube in cui lo aveva Omrcen ed a Vibo in cui lo indossava Gavotto... non credo me lo avrebbero lasciato e se avessi litigato con loro ora difficilmente sarei qua..." 
E sempre rimanendo in tema di giganti, è la volta di Marco Cubito"Ho sempre giocato con il numero 3 quando ho potuto, e mi ha sempre portato bene. Quest'anno poi, per il mio terzo anno consecutivo in Serie A, ho pensato che un 'Cubo al Cubo' suonasse bene..."  Bravo Marco, Shakuntala sarebbe orgogliosa di te! 
Diversi anche coloro che hanno optato per il primo numero indossato in carriera, a partire dalla "bandiera" Mattia Minnoni"Per la mia diciannovesima stagione in maglia Videx avrei voluto il 19, ma dato che la Lega per l'A2 non consente di andare oltre il diciotto ho optato per il 7, primo numero indossato in carriera... forse anche l'ultimo?!" Ma chi ce crede Paz, ma chi ce crede! 
Risposta analoga per Hiroshi Centelles, che indosserà la maglia n. 5: "E' stato il mio primo numero di maglia quando iniziai con la pallavolo, non so perché ma l'ho sempre amato". Ed è così anche per Gianmarco Pulcini"Ho scelto il 16 per tradizione, ho iniziato con quel numero poiché corrisponde alla mia data di nascita e l'ho scelto tutte le volte che ne ho avuto l'occasione"
Anche la data di nascita è dunque un tema ricorrente, come nel caso di Manuel Vallese che lo mixa alla cabala: "Ho scelto il 17 perché sono nato il giorno 17 e poi perché essendo un po’ scaramantico esorcizzo la superstizione con questo numero sperando che mi porti fortuna." 
Scelte di cuore, invece, per Simone Calarco e Roberto Romiti"Ho scelto il 6 perché oltre a essere la mia data di nascita - racconta il martello ravennate - è il numero rovesciato (lui aveva il 9) che indossava un mio caro amico nonché ex compagno di squadra che è venuto a mancare tre anni fa... per me è un po' come ribaltare quel destino crudele." Altrettanto dolce e seria la motivazione di Roberto: "Inizialmente è nato come sostituto del numero 8, il mio preferito da sempre ma molto spesso occupato nelle varie squadre in cui ho giocato; poi però il 18 agosto alle 18 e 58 è nata Sara... così l'ho tenuto volentieri come segno del destino!" 
E' proprio vero che i numeri hanno vita, allora... 

V.F. 
[Ufficio Stampa M&G Scuola Pallavolo]